Vi racconto la mia esperienza - Giuliano di Lecce, Puglia, Italy

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Vi racconto la mia esperienza

Campana del villaggio

di Maria Antonietta Tarantino

     Circa dieci anni fa, durante un’esperienza di fede, ho avvertito la forza sconvolgente contenuta nelle parole del vangelo e la radicalità del suo messaggio.
In quell’esperienza ho conosciuto don Mimmo, che mi ha dato l’impulso di tradurre la mia fede in opere; mi ha fatto entrar nella logica del dono e sperimentare la forza del sacrificio; mi ha fatto conoscere la realtà, di cui egli stesso è responsabile: la Casa Famiglia, che allora accoglieva persone disadattate, alcolizzate, ora accoglie anche tossicodipendenti. Mi resi conto che per portare avanti una realtà del genere si ha bisogno di persone disposte a servire nella gratuità.
All’inizio la Casa Famiglia mi lasciò alquanto perplessa: cosa potevo dare io, che non ero mai stata a contatto con persone del genere?
Mi fu risposto che potevo offrire tanto amore e mi si riferì una frase nota: “Se persone di poco conto, in molti posti di poco conto, facessero cose di poco conto, la faccia della terra potrebbe cambiare”.
Mi sentivo abbastanza impreparata ad affrontare quelle situazioni perchè mi rendevo conto che ci voleva un bagaglio pieno di dialogo sincero, di amore, di carità, di pazienza e comprensione, doti che io pensavo di non possedere a sufficienza.
Nei primi tempi nella Casa Famiglia andavo poche volte all’anno, qualche volta con i ragazzi del catechismo, quel poco che bastava per mettermi la coscienza in pace perchè avevo compiuto un’opera buona.
Man mano che passava il tempo, ho sentito un’esigenza maggiore, ho capito che il Signore mi chiedeva qualcosa di più di un semplice donare qualcosa, mi chiedeva di incominciare a donarmi.
La forza della fede accese in me il desiderio di dare concretezza alla spinta ideale, orientando le mie scelte verso l’azione del volontariato.
Quattro anni fa ho cominciato ad andare alla Casa Famiglia puntualmente, ogni settimana, superando qualsiasi ostacolo e difficoltà.
Un giorno con don Mimmo, per quanto riguarda la tossicodipendenza, parlavo della realtà drammatica di Montesano e dei paesi vicini. Mi sollecitò a dedicare più tempo, più attenzione, più energie e mi incoraggiò a trovare altre persone disposte a fornire un servizio concreto per questo problema.
Colsi al volo le sue parole e mi rivolsi a quattro persone del mio paese, che avevano fatto la mia stessa esperienza di fede.Trovai ampio consenso.
Nella Casa Famiglia di Gemini abbiamo avuto l’opportunità di mettere in pratica le nostre buone intenzioni, di gettare un seme di vita in un campo di devastazione e indifferenza. Nessuno di noi conosceva a fondo il problema droga e neanche i metodi giusti per intervenire, però abbiamo avuto tutti la costanza di camminare insieme, facendo degli incontri periodici nella Casa Famiglia.
Il gruppo, strada facendo, si è allargato; ora siamo 15 persone, alcune delle quali sono di Miggiano.
I suggerimenti di don Mimmo ci hanno condotti a tal punto da farci sentire chiamati a una scelta di volontariato più specifico in relazione alla tossicodipendenza: il 23 ottobre 1994 si è costituito il Centro di Ascolto a Montesano in una piccolissima struttura: due stanze, messe a disposizione da me.
Nel Centro di Ascolto si svolgono i colloqui preliminari, che permettono ai giovani e alle famiglie di accostarsi al problema per valutarne la gravità e l’urgenza e poi di trovare la risposta più idonea, che prevede o l’accoglienza in comunità o un cammino di formazione in collaborazione con il SERT.
I colloqui sono tenuti anche da giovani ex-tossicodipendenti provenienti da altre comunità. Essi sono l’esempio più concreto di come la comunità può aiutare a uscire dal tunnel della droga e far riprendere in mano la propria vita.
Nel Centro di Ascolto si fa anche la Scuola per Genitori e questo aiuta a chiarire molti aspetti della situazione e a vedere l’intervento adatto in collaborazione con gli operatori pubblici. Il nostro obiettivo non è stato tanto di creare un centro di ascolto in una struttura, quanto piuttosto di far diventare ogni volontario una persona capace di mettersi alla ricerca e all’ascolto del giovane bisognoso.


art. pubblicato su:"LA CAMPANA DEL VILLAGGIO" ediz. 29.6.95
"Esperienze"


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1 commento
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2016-11-17 09:42:10
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