Il paese che vorrei - Giuliano di Lecce, Puglia, Italy

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Il paese che vorrei

Campana del villaggio

di: Giuseppe Prontera

Una vecchia piazza, un antico castello, un viso scavato dal passaggio di tanti soli, mani incallite, ma pur sempre veloci. Un piccolo paese legato ad antiche e consolidate tradizioni, non incline al moderno in quanto tale, ma propenso ad accettarlo dopo averlo passato al lume critico di un esperienza secolare. Un paese in cui il semplice rintocco di una campana era annunciatore di riconoscenza per il Creatore, di felicità e di gioia per l'annuncio di una nascita o di un matrimonio, di tristezza per la dipartita di qualcuno,  di una parte di noi stessi che con lui se ne andava. Era questo il paese che ricordavo e che speravo di ritrovare al mio ritorno, forse egoisticamente nella vana speranza di ritrovare una giovinezza ormai passata, una giovinezza felice e spensierata. Ma già prima ancora di arrivare alla vista del mio piccolo paese notai qualcosa non del tutto familiare: le campagne nelle vicinanze brulicavano di mezzi meccanici che preparavano il terreno per i lavori futuri, grandi estensioni di terreno sembravano, in lontananza, come innevati.
Erano teli di plastica accuratamente preparati per produrre le primizie che ogni giorno troviamo sulla nostra tavola. Eccomi, finalmente, alla periferia del paese ed anche qui una lieta sorpresa, non più le piccole sparute case dei vecchi contadini, ma piccole e raziose villette che sembravano voler fare da corona alla maestosità degli antichi monumenti, oggi ancora più belli perchè tutti riportati agli antichi splendori.
Il vecchio castello, deturpato dall'incuria dell'uomo,era di una bellezza inconparabile e con la sua maestosità sembrava volerci ricordare la fierezza e la forza di una popolazione che aveva dovuto lottare, per sopravvivere nei secoli, con nemici venuti d’oltre mare. Ora raccoglie nelle sue stanze i reperti di un passato, gloria e vanto delle nostre genti. Tutt’intorno un fiorire di varie attività, dal chioschetto per la vendita di oggetti ricordo, al piccolo bar per rinfrescare lo stanco visitatore nei caldi giorni estivi, dalla boutique di alta moda agli artigiani del ferro e della creta, dalla bottega del falegname con vicino all’ingresso, ben restaurati, il vecchio “scirabba” e un antico “trainu” alla bottega della maglia, per non parlare della vecchia ricamatrice che espone orgogliosa le sue opere d’arte. Ma il mio girovagare mi riservava altre sorprese e capivo pian piano che molte cose erano cambiate in questo mio piccolo paese. Infatti, ad una economia esclusivamente agricola era subentrata prepotentemente anche una economia di tipo industriale collegata direttamente a quella agricola e alla quale richiedeva la materia prima, per cui il benessere dell’una era in strettissima relazione col benessere dell’altra. Ecco all’estrema periferia una serie di piccole ma efficientissime industrie, da quelle per la trasformazione dei prodotti agricoli e per la valorizzazione e commercializzazione degli stessi a quelle per la conservazione del pesce, da quelle dei mobili a quelle dell’abbigliamento e del calzaturiero. Sui volti di tutte le persone, che là vicino si incontravano, trasparivano l’orgoglio e la soddisfazione per tutto quello che erano riusciti a fare, sicuri che tutto ciò serviva anche per un futuro migliore da preparare ai loro figli, non più costretti ad abbandonare gli affetti della loro terra e dei loro cari, alla ricerca di un onesto lavoro. Tutti questi cambiamenti non avevano certamente cambiato il carattere dei giulianesi, per cui ritrovavo, nel mio caro paese, quella pace e quella serenità di una volta, quel rapporto sincero tra tutti i concittadini, quel rispetto e quell’amore verso i “forestieri”, quel saper convivere ed accettare persone con culture ed abitudini diverse dalla nostra, tanto che qui non esistevano i marocchini o gli albanesi, eppure ce n’erano tanti, ma “Mustafà” o “Asini” cioè persone con un nome ed un cognome in tutto e per tutto, degne di far parte della comunità giulianese.
Ma i rintocchi delle campane, che ricordavano i vespri, mi riportavano alla realtà. Era stato solo un bellissimo sogno, ma un sogno che potrà benissimo divenire realtà. Un GRAZIE perciò a quanti in passato si sono dimenticati di noi, ma un GRAZIE soprattutto a chi da oggi in avanti impegnerà tutte le sue forze, culturali ed economiche, affinché ciò possa realmente avverarsi. Un GRAZIE alle amministrazioni comunali e agli uomini politici, alle organizzazioni religiose e a quelle laiche che in tal caso si impegneranno, ma un GRAZIE particolare a tutti i concittadini perchè soprattutto da loro dipenderà il futuro di Giuliano.
GRAZIE già da ora per un sogno che sicuramente, con l’impegno di noi tutti, si avvererà.

art. pubblicato su:"LA CAMPANA DEL VILLAGGIO" ediz. 29.6.95

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1 commento
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2017-02-01 11:59:15
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