Aria nuova made in England - Giuliano di Lecce, Puglia, Italy

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Aria nuova made in England

Campana del villaggio

Agosto1994 / Giuliano di Lecce, Casa parrocchiale: scambio culturale con Bradford

Scambio culturale con Bradfort
Scambio culturale con Bradfort

di Anna Rita Prontera

Uno scambio culturale che ha provocato la gioventù giulianese, nell'agosto 1994, a inedite esperienze e di confronto.
La scorsa estate la nostra Giuliano è stata teatro di un evento importante: la visita di un gruppo di otto ragazzi inglesi della contea di York, ospiti della nostra Parrocchia per un soggiorno organizzato dal C.T.S. di Lecce, sotto la direzione di Pino Laraja, nell’ambito degli scambi culturali promossi dal Ministero degli Esteri.
“Evento” può sembrare una parola eccessiva riferita ad uno scambio culturale ma, nel nostro caso, è il termine che meglio si presta a descrivere ciò che questa presenza ha significato per la nostra comunità.
E questo sia per l’assoluta novità di una simile esperienza a livello locale, sia per l’impatto che ha avuto sulla popolazione.
Giuliano infatti è una piccola realtà nell’universo meridionale e al pari di tante altre subisce, spesso rassegnatamente, un destino consueto: l’abbandono forzato di un gran numero dei suoi figli costretti ad emigrare; la negligenza da parte di una classe politica che si ricorda della sua esistenza solo in occasione degli appuntamenti elettorali; l’assenza di strutture sociali, di veicoli culturali, di spazi ricreativi.
In questo quadro di desolante stagnazione che investe ampi settori del tessuto sociale, soffocando ogni fermento di novità, mai si era parlato di scambi culturali, neppure in ambito scolastico dove pure, altrove, rappresentano una realtà consolidata.
Si può ben comprendere, dunque, l’effetto suscitato da questo soggiorno nella nostra comunità.
Inoltre, se uno scambio culturale è di per sè un’esperienza formativa di grande rilevanza e rappresenta un momento di confronto e di verifica importante, lo è stato ancor di più nel nostro caso, dal momento che i nostri ospiti non solo erano stranieri, ma per di più appartenenti alla comunità pakistana di Bradford. Si trattava cioè di ragazzi di origine pakistana, naturalizzati inglesi, legati da vincoli molto saldi alla cultura e alle tradizioni della loro terra d’origine.
Abbiamo così avuto l’opportunità di entrare in contatto con un mondo e una mentalità completamente diversi dai nostri.
Abbiamo imparato, ad esempio, che pur non essendo praticanti (all’inizio ci era stato richiesto un locale per la pratica dei riti religiosi che non è poi mai stato utilizzato) la religione, intesa come un miscuglio di fede e tradizione, costituisce un perno intorno alla quale ruota tutta la loro vita, dagli aspetti più esteriori quali i pasti (durante il loro soggiorno ci si è attenuti ad una cucina rigorosamente vegetariana, non perchè la carne sia proibita dalla religione musulmana, ma perchè il suo consumo deve essere preceduto dal rito sacrificale dell’animale) fino ai momenti più significativi della loro esistenza (molto spesso sono ancora i genitori a combinare matrimoni ed i figli si adeguano alle scelte della famiglia).
Sono solo alcuni esempi che mostrano quanto questo confronto ci abbia arricchiti ed abbia allargato i nostri orizzonti culturali dal momento che, pur vivendo in un’epoca in cui tutte le società si avviano verso un avvenire multirazziale, il nostro paese è poco avvezzo alle relazioni interetniche.
Tutto questo, di per sè, già basterebbe a giustificare l’enfasi che si è data a questo avvenimento “hors ligne” dell’estate ‘94.
Ma l'”avventura” inglese è stata importante anche per un’altra ragione.
In un piccolo paese come il nostro, la Parrocchia si configura non solo come entità religiosa, ma rappresenta anche l’unico nucleo coesivo; ma ciò non toglie che possano instaurarsi sentimenti di rivalità, invidia, rancori e piccoli o grandi contrasti che spesso si consumano in un ambiente in cui tutti si conoscono da sempre.
Ebbene, l’esperienza inglese è riuscita a coinvolgere e a monopolizzare l’attenzione dell’intera comunità. Tutti, a diversi livelli, sono stati coinvolti ed hanno dato il loro contributo: chi lavorando per la provvisoria ristrutturazione della Casa Canonica, chi offrendo ospitalità nella propria famiglia, chi prodigandosi per il servizio ristorazione.
Durante le due settimane di permanenza del gruppo inglese la Casa Canonica è diventata il punto di riferimento dell’intero paese: l’ora del pranzo e della cena sono stati momenti di ritrovo ed occasione di dialogo anche fra persone che, pur vivendo nello stesso paese, di solito non intrattengono che rapporti superficiali. I pomeriggi al mare, le partite di calcetto, il falò hanno avvicinato persone solitamente lontane dalla vita parrocchiale. Galvanizzati da questa presenza, tutti ci siamo sentiti partecipi di questo evento, più uniti fra noi e più ben disposti gli uni verso gli altri.
Insomma si è trattato di un’esperienza intensa e vivificante che è servita a creare comunicazione e comunione.
Oggi, a distanza di quasi un anno, Giuliano è tornata ad essere quella di sempre, con le sue carenze strutturali e le sue contraddizioni, i disaccordi, le critiche, i pettegolezzi di sempre.
Di quell’evento non restano che i ricordi nostalgici immortalati nelle foto, i legami di amicizia più o meno solidi intrecciati con quei ragazzi, le vaghe, reciproche promesse di incontrarsi ancora.
E tuttavia quell’evento resta un punto di rìferimento, il segno tangibile di come con la collaborazione unanime, la volontà e l’impegno comune ci sia la possibilità concreta di cambiare, di costituire una comunità più viva e compartecipe della vita parrocchiale.
Ecco perchè simili esperienze non solo sono auspicabili, ma vanno incoraggiate ed incentivate poichè non possono che contribuire a farci crescere e maturare.


art. pubblicato su:"LA CAMPANA DEL VILLAGGIO" ediz. 29.6.95
"RELAZIONI"

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1 commento
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