Angelo Prontera - Giuliano di Lecce, Puglia, Italy

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Angelo Prontera

Personalità Giulianesi

Prof. Angelo (Franco) Prontera...

...(Franco per tutti), orgoglio Giulianese, filosofo italiano, saggista, docente di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce è morto d'infarto il 30 Luglio 1998, all'età di 53 anni.
La  triste notizia si diffuse rapidamente  in tutto il paese  lasciando  nel cuore di tutti i  Giulianesi un grande dolore di sconforto ed un profondo vuoto.

"Ciao Franco, rimarrai per sempre nei cuori dei Giulianesi"


Angelo Prontera (Franco per tutti) nasce il 9 Maggio 1945 a Giuliano di Lecce. Ha compiuto il suo curriculum nella Facoltà di Magistero dell`Università di Lecce, come studente nei primi anni Sessanta percorrendo un itinerario che lo portò da assistente ordinario a Professore stabilizzato di Storia della Filosofia, quindi ad associato della stessa disciplina, di Filosofia Teoretica.


Alcuni suoi articoli:






Progetto 89, P. Leroux e l'eguaglianza .pdf

Alcuni suoi libri:



Scrivono di Lui:



Ricordo del professor Angelo Prontera
di: Dott.ssa Cinzia Dilauro
, laureata in Pedagogia all'Università di Lecce nel 2000
Mercoledì, 22 Sep 2010 12:36:24

Per ricordare il professore Angelo Prontera, forse, dovrei parlare di come riuscisse a rendere vicino ai suoi allievi il filosofo Peguy. Forse, dovrei discutere del suo modo di trasmettere la filosofia o, ancora, della sua stessa filosofia. Ma a distanza di quasi quindici anni dalla mia laurea, se qualcosa dell'Ateneo salentino mi è rimasto nel cuore, è quella figura di docente che, in realtà, in cattedra non è mai salito perché preferiva camminare tra noi studenti, strizzare l'occhio ai volti più familiari, spiegarci un assunto filosofico partendo da un aneddoto del suo cane e, così, senza rendercene conto ecco che lo avevamo assimilato con gusto. Aveva lo sguardo vivido il nostro professore, non quella scintilla dell'intelligenza che comunque possedeva, bensì conferitagli dalla sua personalità aperta all'altro a che, paradossalmente, accostandosi a lui subiva la soggezione che si ha dinanzi ad una persona speciale.

Gli studenti del professor Prontera studiavano tutti, davano il massimo e in sede d'esame si guadagnavano il proprio voto sul libretto e questo, solo e soltanto perché, nessuno avrebbe sopportato di deluderlo.
Di lui mi rimangono nel cuore due episodi in particolare. Era il 1995 e il professor Invitto mi aveva "spedito" a fare uno dei primi viaggi erasmus in un'epoca in cui nessuno voleva partire. Trascorsi tre mesi in Spagna e ne tornai con un bel percing al naso che suscitò un po' di sconcerto tra i professori nel momento in cui sedevo per sostenere l'esame e un totale mutismo perfino da parte di mia madre. Per lui non fu così, quando mi rivide disse "che ti sei fatta al naso?" e da quel giorno prese a chiamarmi "l'amica mia con l'orecchino al naso". Ma la sua umanità emerse bellissima una particolare mattina in cui entrando in aula per la lezione trovò la cattedra occupata da un signore, un certo Mimmo con qualche chiaro problema psichico, che l'aveva invasa di fogli e pennarelli ed era intento a disegnare. Il professore entrò, i due si guardarono, poi Prontera si avvicinò e gli disse che per quel giorno la cattedra era sua a patto che, alla fine della lezione, gli avesse regalato un disegno. E quella fu l'ennesima volta che Prontera non salì in cattedra.

I libri del professor Prontera sono stati gli unici che ho fatto il sacrificio di comprare, tutti gli altri, per noi studenti squattrinati erano il frutto di forsennate fotocopiature sottobanco, che sparivano poco prima dell'appello a vantaggio dell'originale prestato da un amico più "facoltoso" con cui sedersi all'esame. I suoi no, li volevo, erano preziosi e sono gli unici accademici che ho nella libreria di quella che è diventata la mia casa.
Il giorno in cui il professore ci lasciò avevo accompagnato un'amica a sostenere un esame in facoltà ma la porta dell'aula rimaneva inspiegabilmente chiusa mentre la fila degli studenti in attesa si ingrossava. Poi, il professor Moscara uscì finalmente dall'aula e ci disse che l'università aveva perso un grande uomo, un inestimabile docente, Angelo Prontera. Il gelo scese tra noi e in quella giornata di luglio tra i corridoi di palazzo Parlangeli, nessuno riusciva a credere a quella notizia. Non ho più, mai più, avuto il coraggio di passare davanti alla porta del suo studio. Porta che i miei amici di facoltà mi descrivevano letteralmente sommersa da fiori e biglietti dei suoi studenti. Pochi, pochissimi docenti dell'Università di Lecce avrebbero suscitato un tale moto di emozione, una mancanza così attanagliante, un vuoto tanto incolmabile e questo, ne sono certa, fu perchè Angelo Prontera era un uomo e un docente meraviglioso, e la sua filosofia ci fece vedere la vita come un'avventura in cui tuffarsi ogni giorno senza paura.

Péguy in Italia (*)
(Ricordo di Angelo Prontera)
di Antonio Stanca

Del compianto Angelo (Franco per tutti) Prontera, docente di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi di Lecce, molte sono state, pur nella sua breve esistenza,  le iniziative, le attività svolte, personalmente o in gruppo, e finalizzate ad evidenziare l’importanza della figura e dell’opera dello scrittore, poeta, drammaturgo, filosofo francese Charles Péguy (1873-1914). Tra i lavori dello studioso fondamentale è risultato il saggio “La filosofia come metodo — libertà e pluralità in Péguy” (ed. Milella, Lecce). La pubblicazione si è distinta nel contesto degli studi peguyani avvenuti in Italia dal momento che non si era ancora registrata  un’opera così approfondita ed organica. In essa  Prontera mostra di volersi liberare dai condizionamenti di carattere politico, sociale, culturale, dei quali hanno sofferto tante precedenti valutazioni del pensiero peguyano, e di procedere ad una lettura di Péguy quanto mai obiettiva. Interesse primario del saggista è delineare il carattere della filosofia peguyana e per questo  si sofferma sulle opere filosofiche e politiche del francese, dalle quali trae ampia documentazione. Già nella parte iniziale del libro, quando espone e confronta alcune delle interpretazioni ufficiali del pensiero peguyano operate da osservatori stranieri, Prontera lascia intravedere  gli argomenti della sua ricerca e gli aspetti della sua interpretazione.

Egli è convinto che ancora non è stato colto, nella totalità e autenticità, il senso profondo della filosofia peguyana e considera limitate le interpretazioni prese in esame soprattutto perché hanno negato al pensiero di Péguy un’autonomia propria riducendolo ad un’espressione secondaria della cultura del tempo. Anche per Prontera Péguy è figlio del suo tempo, della storia e  cultura di esso, ma il rapporto con l’ambiente riguarderebbe solo la fase della prima formazione dell’autore. Per il resto Péguy si sarebbe staccato, nella vita e nell’opera, dalle allora diffuse tendenze della cultura e  costume fran­cesi  ed anche se tracce di esse sono rinvenibili nelle sue opere egli ha maturato una personalità e figura completamente libere da ogni influenza.  Prontera vuole dimostrare che la filosofia di Péguy non è da relegare tra i prodotti in­feriori di una più ampia e superiore atmosfera culturale e sociale ma da considera­re attentamente e  scoprire nelle sue note distintive. A Péguy ha molto nociuto, presso la critica, non aver elaborato un sistema d’idee ben definito, come generalmente si è abituati a pensare a proposito di un filosofo. Proprio qui, tuttavia, sta, per Prontera, la sua singolarità, che per essere intesa richiede metri di giudizio diversi dai soliti. E’ necessario stabilire con lui, con i suoi scritti, un rapporto continuo e  ripetuto, quasi affettivo, proprio come egli consiglia quando dice della lettura: in tal modo ci si dispone a capire il portato intimo e segreto del suo pensiero, si spiega come questo non trae  motivo dall’ambiente poiché gli ele­menti della cultura di Péguy risultano, in esso, investiti da una spiritualità, sentimentalità, moralità e passionalità proprie del carattere dell’autore e trasformati  fin quasi a scomparire. Nell’uomo Péguy, nella  sensibilità di una persona umile e partecipe dei problemi degli altri, nella  modestia e disponibilità a riconoscere e rispettare quanto avviene fuori di sè, vanno cercate la spiegazione del suo vario operare e l’origine e sviluppo del suo pensiero filosofico. In nome di tali premesse Prontera vede spiegata l’opposizione di Péguy ad ogni sistema d’idee, a lui contemporaneo o precedente,  volto a codificare la realtà in  regole fisse, concepite astrattamente e lontane dall’esperienza concreta. Per una sentimentalità come la sua, sorretta e dilatata da un non comune spirito di socialità, libertà e democrazia, doveva quasi necessariamente succedere di concepire una filosofia liberata da ogni intellettualismo ed aperta all’esperienza, alla realtà della vita.

“Filosofia dell’esistenza”, “filosofia filosofante”, “filosofia dell’alterità”, sono i termini con i quali Prontera cerca di definire, pur ritenendoli insufficienti, il vero significato del pensiero peguyano. Questo non può essere espresso, secondo lo studioso, con una delle solite definizioni usate in filosofia. In tal modo non si  penetra nell’interiorità di Péguy, nelle pieghe più riposte del suo sentito e vissuto umanesimo,  non si avverte  l’autore come unico e multiplo, filosofo e poeta, politico e drammaturgo, pubblicista e contestatore, credente ed eretico, semplice e complesso ma obbediente soltanto a sè, alla sua morale fatta di umiltà, onestà, giustizia, comprensione, amore verso la vita ed i suoi infiniti aspetti. Per questo motivo Péguy si è sentito mosso a rifiutare ogni filosofia costituita per una da costituire, da farsi attraverso un continuo, cercato rapporto con le varie, infinite situazioni della vita. In tale procedimento non serviva una ragione astratta, inflessibile come quella che generalmente regge i sistemi filosofici, ma “duttile”, capace di adattarsi alla molteplicità delle vicende e all’idea di volerle “conoscere” più che “ordinare e controllare”. Per Prontera quella peguyana è una filosofia che, come l’animo del suo autore, non si appaga della sicurezza di una qualche conquista ma vuole soprattutto sapere anche se questo la rende costantemente inquieta, è una ragione che non si placa in delle certezze acquisite ma vuole dire  della vita perché vuole  assistere a ciò che questa le porge nella sterminata varietà dei suoi elementi e avvenimenti. L’avvenimento per Péguy è sovrano nella sua infinita possibilità e libertà di verificarsi e al filosofo non spetta che assistervi onde ricondurlo alla sua qualità specifica di creatu­ra tra tante altre.

Nella sua filosofia Péguy ha voluto proporre un modo di guardare la realtà, di disporsi verso di essa, lontano dall’intento di ridurla a regola e consapevole di dover pensare tante volte, di dover trovare tante ragioni quanti sono i casi che si presentano. E’ l’altro, osserva Prontera, il diverso da sé, la maniera di percepirlo che interessa Péguy. Il suo è un metodo filosofico, un tipo di procedimento che non finisce mai di costituirsi. Ogni fenomeno, vecchio e nuovo, è esistito ed esiste per sè e il filosofo deve individuarlo e rispet­tarlo nei suoi motivi.  E’ questo l’ordine nuovo perseguito da Péguy: non una contrazione della vastità e diversità della vita in schemi puramente razionali e ad essa esterni ma una dilatazione, una discesa della ragione verso tanta immensità. Tutto ha possibilità e motivo d’essere e la filosofia non deve disturbare quest’insieme ma riconoscerlo nella libertà e pluralità dei suoi elementi creati e creantisi, passati e presenti, uguali e diversi, uniti e opposti. Si tratta di sopprimere ogni staticità di pensiero per una mobilità sempre in atto, di rinunciare ad ogni speranza di certezza raggiunta o raggiungibile per un’incertezza costante, di abbandonare ogni regola per vivere nell’irregolarità di una vita sempre nuova e sorprendente, di unire, in maniera indissolubile, la conoscenza all’esperienza, il pensiero all’azione. Péguy filosofo vuole, secondo Prontera, educare ad entrare nella vita, a seguirla, ascoltarla, conoscerla onde scagionarla da qualsiasi servitù  intellettuale, morale, economica e avviarla a destini nuovi, alla formazione di un’umanità nuova e libera anche da chi l’ha aiutata a liberarsi. Il maestro dovrebbe scomparire nell’allievo, il passato nel presente, la norma nell’uso quotidiano poichè solo questo sarebbe il segno della raggiunta maturazione, della libertà e pluralità delle azioni, funzioni e destini.

Questi aspetti centrali del pensiero filosofico di Péguy lo caratterizzano come particolare e nuovo rispetto al suo tempo e a quello precedente. Il saggio del Prontera risulta, pertanto, degno di nota perchè colma una lacuna  esistente nella cultura filosofica italiana e propone un tipo d’indagine diversa e più completa rispetto a quelle finora attuate. Dall’esame  risulta come in Péguy sia avvenuto un tale processo d’identificazione tra la vita e il pensiero da non poter stabilire quale dei due elementi abbia maggiormente contribuito a determinare la sua filosofia. Risulta ancora come una naturale, personale disposizione alla verità, alla socialità sia potuta divenire un’ampia visione del mondo e della vita, come una maniera privata, intima di sentire ed operare abbia potuto assurgere al valore di messaggio generale, di filosofia, di metodo estendibile ad ogni umanità. Prontera ha inteso e dimostrato che nella semplicità di un’esperienza si è mossa la complessità di tante esperienze, nell’umiltà di un pensiero, di un’espressione la grandezza di una concezione. Grazie alla sua operazione Péguy viene riscattato dalla zona d’ombra, nella quale per tanto tempo è rimasto, gli sono attribuite, in modo obiettivo e indiscutibile, un’autonomia ed originalità di pensiero che lo sollevano dallo stato di dipendenza e minorità ormai assegnatogli anche dalla critica più accreditata. La filosofia di Péguy acquista il diritto di una voce propria, si trasforma in una delle presenze valide della cultura europea dei propri e degli anni seguenti.


(*) da “Note”, Bollettino del Centro “Charles Péguy”, Università degli Studi-Lecce


Altri libri di Angelo (Franco) Prontera

Péguy. Filosofia e politica

di Prontera Angelo - Milella - 1991
ISBN: 8870482162 / ISBN-13: 9788870482164 - Pagine: 270   

Leroux: religione e politica

di Prontera Angelo - Milella - 1991
ISBN: 8870482138 / ISBN-13: 9788870482133 - Pagine: 160

La filosofia come metodo. Liberalità e pluralità in Péguy

di Prontera Angelo - Milella - 1988
ISBN: 8870481654 / ISBN-13: 9788870481655 - Pagine: 312

Ipotesi e proposte esistenziali. Introduzione a Péguy

di Prontera Angelo - Milella - 1980
ISBN: 8870480003 / ISBN-13: 9788870480009 - Pagine: 190

Libro degli OSPITI

 
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